Economia e disinformazione

Nella lunghissima guerra asimmetrica condotta contro la nostra Rivoluzione, si persegue l’obiettivo di generare disperazione ed il discredito delle autorità.

Antonio Rodríguez Salvador

Leggiamo spesso articoli – scritti da accademici e pubblicati su media stranieri – in cui ci si avvisa della grave crisi economica che sta attraversando il nostro Paese.

Tra le altre questioni, vengono menzionate l’elevata inflazione, il deficit di offerta e l’insufficienza energetica, e poi ci viene detto quanto ciò sia dannoso per il cittadino medio.

Certamente per conoscere una realtà del genere non è necessario essere economisti. Forse non tutti sarebbero capaci di esemplificarla con tabelle e grafici; ma si può giungere alle stesse conclusioni, al soffrire un blackout o andar per strada e  vedere gli alti prezzi dei prodotti di base.

Un lettore attento potrebbe chiedersi: e a cosa serve una simile spiegazione dell’ovvio? Ebbene diciamo che non si tratta di una verità lapalissiana nel vero senso del termine, bensì di una risorsa che servirà a costruire determinati stati d’opinione. E forse non è reale la crisi? si chiederebbe lo stesso lettore. Sì, la crisi esiste, ma non il discorso che si intende montare su di essa.

Poi, con più o meno sagacia, verranno incorporati nel testo alcuni strumenti tipici della retorica della disinformazione. In genere, il primo inganno che verrebbe utilizzato sarebbe quello noto come “effetto di ancoraggio” o «anchoring». Questo è descritto come la tendenza psicologica a fare troppo affidamento sulla prima parte delle informazioni che otteniamo. Il nostro primo punto di riferimento spesso funge da sorta di “ancora”.

Così, fin dall’inizio, si insinueranno generalità che connotino negatività. Si mira a ricercare la “credibilità” del testo mediante la capitalizzazione di un certo stato d’animo negativo che la crisi provoca nel cittadino medio. Per fare ciò, i termini di carattere tecnico verranno mescolati con altri più tipici dei modi e del linguaggio della gente comune – fenomeno noto come “effetto quidam” – in modo che chi riceve sia più disposto ad accettare quanto gli viene proposto, in quanto chi glielo presenta non solo mostra padronanza tecnica, ma gli somiglia anche.

Con questo si ricerca anche il cosiddetto “effetto polarità”, concetto linguistico e semantico per cui le parole negative attraggono, per concordanza, altre parole negative. Quando un destinatario è sotto gli effetti di un’emozione, è meno propenso a realizzare un’analisi critica.

Tale manipolazione emotiva serve anche ad altri scopi. Ad esempio, preparerà le condizioni per sfruttare il cosiddetto “bias di conferma”, ovvero la tendenza a favorire o ricordare più le informazioni che confermano le proprie convinzioni o ipotesi. Con questo si cerca anche di trasmettere l’idea che esistono punti di vista comuni, affinché il destinatario sia maggiormente disposto ad accettare le “soluzioni” che gli vengono offerte.

MANIPOLAZIONE E “VOCE POPOLARE”

 

Allo stesso modo, si pretende ottenere un sottile “argomento ad populum” (in latino, diretto al popolo), una sorta di errore populista che implica rispondere a un argomento o ad un’affermazione facendo riferimento alla presunta opinione che di esso ha la gente in generale.

Sembra quindi che il mittente non manipoli l’informazione, bensì solo doti la “voce popolare” di un carattere “scientifico”.

Per convincere della probabile “soluzione” con apparente “scientificità”, vengono utilizzate varie risorse retoriche. Una di queste è il cosiddetto “sniper fallacy” (errore del cecchino), che consiste nel mascherare determinate informazioni finché sembrino aver senso. Il nome di questo errore deriva da qualcuno che spara diversi colpi casuali contro un muro e poi disegna un bersaglio centrato attorno a ciascuno di essi per così proclamarsi un cecchino.

Viene utilizzata anche la fallacia del “falso dilemma”, che consiste nel presentare solo due opzioni possibili, quasi sempre opposte, quando in realtà esistono altre alternative che non vengono considerate.

Questo è qualcosa che abbiamo visto, ad esempio, in testi che amplificano la matrice di opinione riferita a incolpare della crisi l’attuale modello economico cubano.

Al di là delle insufficienze o delle distorsioni nell’applicazione del modello, aspetti importanti, ad esso estranei, vengono tralasciati o la loro importanza viene minimizzata, come nel caso dei perniciosi effetti generati dall’intensificazione del blocco.

Spesso questa politica criminale contro il Paese, volta a scoraggiare gli investimenti, sabotare le catene di approvvigionamento e criminalizzare legittime operazioni commerciali e finanziarie è presentata come un volgare pretesto per mascherare le insufficienze.

Si suole anche tralasciare, o si minimizza, il fatto che l’Isola non si sia ancora ripresa dagli effetti causati dalla pandemia, che ha costretto il Paese alla chiusura, incidendo sulle entrate derivanti dal turismo; oltre a generare notevoli spese e realizzare costosi investimenti imprevisti.

Inoltre, viene omesso anche un contesto globale dominato da prezzi elevati delle materie prime, alimenti e carburante, conseguenza dei vari conflitti vigenti nel mondo.

Stiamo vivendo tempi turbolenti che perturbano il commercio globale, generando incertezza nelle catene di approvvigionamento. Alle crisi nel Mar Rosso e nel Golfo Persico si aggiungono i bassi livelli dell’acqua nel Canale di Panama, che ha fatto salire alle stelle il costo del trasporto marittimo e ha ulteriormente aumentato i prezzi, già elevati, degli alimenti e dei combustibili.

Come Paese insulare, a cui è stata imposta anche una legge mostruosa come quella Torricelli, soffriamo questa situazione più di chiunque altro.

Infine, tralasciando numerose evidenze esterne al modello economico, si svela la cosiddetta “fallacia della causa unica”, che consiste nel presupporre un’unica causa per il conseguimento di un effetto, quando, in realtà, si tratta della combinazione di varie.

Esistono molte altre strategie discorsive utilizzate per creare storie dannose, ma in così breve spazio non possiamo menzionarle tutte.

Aggiungeremo solo che, spesso, si tratta di tecniche da manuale, che si iscrivono nel contesto di una lunghissima guerra asimmetrica condotta contro la nostra Rivoluzione, si persegue l’obiettivo si generare disperazione e il discredito delle autorità.

Tuttavia, tali pratiche possono essere smascherate attraverso metodi specifici di discipline come l’Analisi del discorso: un ramo della Linguistica applicata che studia le forme nell’uso del linguaggio e consente esaminare la logica e la qualità retorica nella generazione di argomenti e narrazioni.


Economía y desinformación

 En la muy dilatada guerra asimétrica emprendida contra nuestra Revolución se persigue generar desesperanza y el descrédito de las autoridades

Antonio Rodríguez Salvador

Con frecuencia leemos artículos –escrito por académicos y publicados en medios extranjeros–, en los que se nos avisa de la severa crisis económica que atraviesa nuestro país.

Entre otros asuntos, se referencian la alta inflación, el déficit de ofertas, las insuficiencias energéticas, y luego se nos expone lo nocivo que ello resulta para el ciudadano medio.

Ciertamente, para conocer semejante realidad no hace falta ser economista. Quizá no cualquiera sería capaz de ejemplificarla con tablas y gráficos; pero sí puede llegar a iguales conclusiones, al sufrir el apagón o salir a la calle y ver los altos precios de los productos básicos.

Un lector avispado quizá pregunte: ¿Y para qué sirve semejante explicación de lo obvio? Bueno, digamos que no se trata de una perogrullada en el sentido recto del término, sino de un recurso que se usará para construir ciertos estados de opinión. ¿Y acaso no es real la crisis?, cuestionaría el mismo lector. Sí, la crisis sí, pero no el discurso que se pretende montar sobre ella.

Luego, con mayor o menor sagacidad, se incorporarán al texto ciertas herramientas propias de la retórica de la desinformación. Por lo común, la primera falacia que se usaría sería la conocida como «efecto anclaje» o «anchoring».

Esta se describe como la tendencia sicológica a depender demasiado de la primera parte de la información que obtenemos. Nuestro primer punto de referencia a menudo actúa como una suerte de «ancla».

Así, desde el principio, se nos deslizarán generalidades que connoten negatividad. Esto tiene como objetivo buscar «credibilidad» del texto mediante la capitalización de cierto estado de ánimo negativo que la crisis provoca en el ciudadano medio. Para ello se mezclarán términos de carácter técnico con otros más propios de las maneras y el lenguaje de la gente común –lo cual se conoce como «efecto quídam»–, de modo que el receptor esté más dispuesto a aceptar lo que se le propone, en tanto quien las presenta no solo muestra dominio técnico, sino que, además, se le parece.

Con esto también se busca el llamado «efecto de polaridad», concepto lingüístico y semántico por el cual las palabras negativas atraen por concordancia otras palabras negativas. Cuando un receptor se halla bajo los efectos de una emoción, es menos propenso a realizar un análisis crítico. 

Tal manipulación emocional también tiene otros propósitos. Por ejemplo, preparará condiciones para valerse del llamado «sesgo de confirmación», lo cual es la tendencia a favorecer o recordar más la información que confirma las propias creencias o hipótesis. Con esto, también se busca trasladar la idea de que existen puntos de vista comunes, de modo que el receptor esté mejor dispuesto a aceptar las «soluciones» que se le brindan.

MANIPULACIÓN Y «VOZ POPULAR»

Asimismo, se pretende lograr un sutil «argumento ad populum» (en latín, dirigido al pueblo), tipo de falacia populista que implica responder a un argumento o a una afirmación, refiriéndose a la supuesta opinión que de ello tiene la gente en general.

Así, el emisor no aparenta manipular la información, sino solo dotar la «voz popular» de un carácter «científico».

Para persuadir de la probable «solución» con aparente «cientificidad», se utilizan diversos recursos retóricos. Uno de ellos es la llamada «falacia del francotirador», la cual consiste en maquillar determinada información, hasta que parezca tener sentido.

El nombre de esta falacia proviene de alguien que dispara varios tiros aleatorios a una pared, y luego dibuja una diana centrada alrededor de cada uno para así proclamarse francotirador.

También se utiliza la falacia del «falso dilema», lo cual consiste en presentar solo dos únicas opciones posibles, casi siempre contrapuestas, cuando en realidad existen otras alternativas que no son consideradas.

Por ejemplo, esto es algo que hemos visto en textos que amplifican la matriz de opinión referida a culpar de la crisis al actual modelo económico de Cuba.

Más allá de insuficiencias o distorsiones en la aplicación del modelo, importantes aspectos ajenos a él se dejan fuera, o se les minimiza la importancia, tal es el caso de los perniciosos efectos generados por el recrudecimiento del bloqueo.

Con frecuencia, esa criminal política contra el país, dirigida a disuadir inversiones, sabotear cadenas de suministros y criminalizar legítimas operaciones comerciales y financieras, es presentada como vulgar pretexto para enmascarar insuficiencias.  

También se suele dejar fuera, o se les resta importancia, el hecho de que la Isla aún no se recupere de los efectos provocados por la pandemia, la cual obligó a cerrar el país, afectando la obtención de ingresos por el turismo; así como a generar cuantiosos gastos y realizar costosas inversiones no previstas.

Se omite, además, un entorno mundial dominado por altos precios de las materias primas, los alimentos y los combustibles, consecuencia de diversos conflictos vigentes en el mundo.

Vivimos momentos convulsos que perturban el comercio global, al generar incertidumbre en las cadenas de suministros. A las crisis del mar Rojo y el golfo Pérsico se suman los bajos niveles de agua en el canal de Panamá, todo lo cual ha disparado el coste de la transportación marítima, y aumentan aún más los ya elevados precios de los alimentos y los combustibles.

Como país insular, al que además se le ha impuesto una ley monstruosa como la Torricelli, sufrimos más que nadie esta situación.

En fin, al dejar fuera numerosas evidencias ajenas al modelo económico, se pone de manifiesto la llamada «falacia de la causa única», que consiste en suponer una sola causa para la consecución de un efecto, cuando en realidad es la combinación de varias.

Son muchas más las estrategias discursivas que se utilizan para crear relatos malintencionados, pero en tan breve espacio no podemos mencionarlas todas.

Solo agregaremos que, con frecuencia, estas son técnicas de manual, que se inscriben en el contexto de una muy dilatada guerra asimétrica emprendida contra nuestra Revolución, y mediante la cual se persigue generar desesperanza y el descrédito de las autoridades.

Sin embargo, semejantes prácticas pueden ser desenmascaradas mediante métodos propios de disciplinas como el Análisis del discurso: rama de la Lingüística aplicada que estudia formas en el uso del lenguaje, y permite examinar la lógica y la calidad retórica en la generación de argumentos y narrativas

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