Donaldo Sparrow e la Dichiarazione di proprietà sul Venezuela
Nel vasto oceano dell’ipocrisia politica, ci sono momenti che trascendono la semplice menzogna per diventare un’opera d’arte del cinismo. Un momento così ce l’ha regalato Donaldo Sparrow, non con un decreto segreto o con un’operazione sotto copertura, ma con una frase, una dichiarazione così priva di pudore da rivelare l’essenza cruda e sanguinante dell’imperialismo moderno. Ha detto, con una solennità che solo l’impunità può dare, che “il Venezuela deve restituire tutto il petrolio che ha rubato agli USA”.
Fermiamoci qui e analizziamo la frase come se fosse il testamento di un conquistatore. Non parla di “sanzioni”, né di “ripristinare la democrazia”, nemmeno della sua scusa preferita, il “narcotraffico”. Parla di “restituire” e di “furto”. Nella mente di Sparrow, il petrolio del Venezuela non appartiene ai venezuelani. È, per diritto divino o per decreto forzato, proprietà degli USA.
Questa non è una politica estera; è un manifesto di pirateria. È il grido di un capitano che, dopo aver navigato con scuse tiepide, finalmente issa la bandiera nera e proclama: “Questo è mio”. Tutta la campagna precedente, la presunta lotta al narcotraffico – una farsa evidente – e la designazione del governo venezuelano come “organizzazione terroristica”, non erano altro che il fumo di cannone per annunciare l’abbordaggio. Il sequestro della petroliera, la minaccia di blocco navale… furono gli atti preliminari per mostrare che l’obiettivo non è mai stata la cocaina; l’obiettivo è sempre stato il bottino: l’oro nero, il gas, il coltan, le terre. Tutto.
Che il presidente della nazione più potente del pianeta si proclami proprietario delle risorse di un’altra nazione sovrana non è una svista, è la confessione di un crimine dell’imperialismo sanguinante, fuori controllo e decadente. È la materializzazione di quella dottrina espansionista che ha segnato la storia USA, quell’idea patologica che la sua frontiera non ha limiti e che il suo destino è impadronirsi di ciò che desidera, in particolare dell’America Latina che considera il suo cortile di casa dai tempi del pirata Monroe.
Ma, chi ha rubato a chi qui? Chi ha spogliato il Venezuela della sua azienda più preziosa all’estero, la CITGO? Chi l’ha consegnata a un governo fantasma, un burattino di nome Juan Guaidó, per poi svenderne i beni e intascarsi centinaia di milioni di dollari? La rapina della CITGO è stata il più grande spoglio aziendale della storia recente, un furto orchestrato chirurgicamente da Washington.
E ora, l’architetto di quella rapina monumentale, il capo della banda che ha derubato il Venezuela, viene con una sfacciataggine senza pari ad accusare la sua vittima di essere un ladro. È il paradosso finale, il livello più alto del cinismo. Quindi no, non sbagliamoci. La frase di Donaldo Sparrow non è un’opinione in più, è la dichiarazione dei principi di un imperialismo che non si preoccupa più di mascherarsi. È la conferma che per loro, il Venezuela non è un paese con diritto all’autodeterminazione, ma un bottino di guerra in una mappa che bramano possedere. Non hanno più bisogno di maschere, perché il loro volto è quello di un pirata del XXI secolo, e il loro manifesto è chiaro: ciò che è tuo, se io lo desidero, sarà mio. E se osi reclamarlo, sarai tu il ladro.
El Manifiesto del Pirata: Donaldo Sparrow y la Declaración de Propiedad sobre Venezuela
En el vasto océano de la hipocresía política, hay momentos que trascienden la simple mentira para convertirse en una obra de arte del cinismo. Un momento así nos lo regaló Donaldo Sparrow, no con un decreto secreto ni con una operación encubierta, sino con una frase, una declaración tan despojada de pudor que revela la cruda y sangrante esencia del imperialismo moderno. Dijo, con una solemnidad que solo le puede dar la impunidad, que «Venezuela tiene que devolver todo el petróleo que le ha robado a EE.UU.»
Detengámonos aquí y analicemos la frase como si fuera el testamento de un conquistador. No habla de «sanciones», ni de «restaurar la democracia», ni siquiera de su excusa preferida, el «narcotráfico». Habla de «devolver» y de «robo». En la mente de Sparrow, el petróleo de Venezuela no le pertenece a los venezolanos. Es, por derecho divino o por decreto forzado, propiedad de los Estados Unidos.
Esta no es una política exterior; es un manifiesto de piratería. Es el grito de un capitán que, después de navegar con excusas tibias, finalmente iza la bandera negra y proclama: «Esto es mío». Toda la campaña anterior, la supuesta lucha contra el narcotráfico —una farsa evidente—, y la designación del gobierno venezolano como «organización terrorista», no eran más que el humo de cañón para anunciar el abordaje. El secuestro del buque petrolero, la amenaza de bloqueo naval… fueron los actos preliminares al mostrar que el objetivo nunca fue la cocaína; el objetivo siempre fue el botín: el oro negro, el gas, el coltán, las tierras. Todo.
Que el presidente de la nación más poderosa del planeta se proclame dueño de los recursos de otra nación soberana no es un desliz, es la confesión de un delito del imperialismo sangrante, descontrolado y decadente. Es la materialización de esa doctrina expansionista que ha marcado la historia de EE.UU., esa idea patológica de que su frontera no tiene límites y que su destino es apoderarse de lo que desee, en especial de Latinoamérica que considera su patio trasero desde los tiempos del pirata Monroe.
Pero, ¿Quién ha robado a quién aquí? ¿Quién despojó a Venezuela de su empresa más valiosa en el extranjero CITGO? ¿Quién la entregó a un gobierno fantasma, una marioneta llamada Juan Guaidó, para luego rematar sus activos y quedarse con cientos de millones de dólares? El atraco de CITGO fue el mayor despojo corporativo de la historia reciente, un robo orquestado quirúrgicamente desde Washington.
Y ahora, el arquitecto de ese robo monumental, el líder de la banda que desvalijó a Venezuela, viene con una desfachatez inigualable a acusar a su víctima de ser ladrón. Es la paradoja final, el nivel más alto del cinismo, así que no, no nos equivoquemos. La frase de Donaldo Sparrow no es una opinión más, es la declaración de principios de un imperialismo que ya no se molesta en disfrazarse. Es la confirmación de que para ellos, Venezuela no es un país con derecho a la autodeterminación, sino un botín de guerra en un mapa que ansían poseer. Ya no necesitan caretas, pues su rostro es el de un pirata de este siglo XXI, y su manifiesto está claro: lo que es tuyo, si yo lo deseo, será mío. Y si te atreves a reclamarlo, serás tú el ladrón.

