Per decenni nella comunità dell’esilio cubano a Miami, una sola parola portava il peso del tradimento: dialogo.
Suggerire che gli USA dovessero parlare con il governo cubano non era semplicemente controverso. Poteva essere socialmente rovinoso, politicamente tossico e, talvolta, fisicamente pericoloso. A coloro che osavano difendere l’avvicinamento veniva appiccicata l’etichetta di dialogueros – collaboratori con il nemico.






