Breve storia della CIA (e nuovi metodi) in Vzla

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Vi sono abbondanti prove che rivelano l’infiltrazione dell’Agenzia Centrale d’Intelligence-CIA negli affari interni della regione dell’America latina sotto forma di colpi di stato e promozione di guerre civili.

Le sue operazioni in Venezuela sono cambiate nel tempo. Dall’essere negli anni 60 una base non dichiarata per pianificare le sue attività segrete nel resto del continente, all’essere, attualmente, il centro geopolitico che definisce la prevalenza o meno degli USA come potere egemonico nella regione latinoamericana.

MIRAFLORES NEL MIRINO: CENTRO DI OPERAZIONI PER GLI AGENTI STRANIERI

 

Nel quadro della guerra fredda e della lotta contro il comunismo, le operazioni segrete di questo organismo si sono concentrate sull’isolamento del governo cubano e sul limitare qualsiasi tentativo progressista di conquistare altri paesi che minacciavano il controllo emisferico. Così, hanno debuttato con successo con il colpo di stato al presidente Jacobo Arbenz in Guatemala.

Tom Polgar, capo del dipartimento di intelligence estero della divisione latinoamericana durante il periodo dal 65 al 67, riferisce che “una volta insediato un governo amico al potere, il capo della base della CIA aveva cinque modi per mantenere I’influenza degli USA sui leader stranieri.” Fornirgli il servizio di intelligence straniero (con report settimanali truccati su quello che stava accadendo nel mondo), dare soldi a funzionari collocati in posizioni chiave all’interno delle istituzioni pubbliche e penetrare i movimenti politici di sinistra e le guerriglie per realizzare operazioni di contro-insurrezione erano parte di quei canali implementati con l’obiettivo che il governo beneficiario adottasse le misure appropriate per neutralizzare qualsiasi gruppo all’interno del paese che rappresentasse una minaccia dal punto di vista degli USAi.

Il principale obiettivo delle missioni segrete era quello di consentire un ambiente stabile di “democrazia rappresentativa”, con l’alternanza di leader che collaborassero apertamente con gli interessi USA nella regione. Non solo per le sue considerevoli risorse energetiche, ma anche per il ruolo diplomatico che il paese svolgerebbe in termini di processi di ritrattazione che si avvicinerebbero al modello sovietico.

Da Rómulo Betancourt fino a Rafael Caldera, i governanti di turno in Venezuela conferirono prerogative strategiche all’agenzia in cambio di finanziamenti. In realtà, la Dottrina Betancourt, applicato dallo stesso fondatore di Azione Democratica per promuovere l’espulsione di Cuba dall’OSA, giustifica i legami che aveva con la dinastia Rokefeller e con personaggi come Allen Dulles, primo direttore della CIA, e promotore diplomatico, allora, di una risoluzione nell’OSA che dichiarava il comunismo come incompatibile con i principi dell’organismo. Successivamente, durante il primo governo di Carlos Andrés Pérez, il Venezuela avrebbe di nuovo avuto un ruolo attivo nelle missioni della CIA nel continente sudamericano.

L'”Operazione Condor” che cercava di rovesciare i governi di sinistra del cono sud, usava i cittadini venezuelani come agenti di supporto. Le azioni di intelligence degli USA crebbero con il rovesciamento di Marcos Pérez Jiménez e l’instaurazione della democrazia puntofijista. Così come lo riferisce Bolgar, gli anni 60, 70 e 80, furono teatro di collaborazione tra la CIA e l’agenzia di intelligence venezuelana DIGEPOL (DISIP in precedenza, oggi Sebin) che sfociarono nel reclutamento e la formazione del personale da parte dell’esercito USA.

Una figura esemplare nella creazione di questo sinistro braccio repressore dei governi socialdemocratici fu Henry Lopez Sisco, commissario della DIGEPOL, che negli anni ’60 fu ammesso alla base militare di Fort Bragg (North Carolina), dove ricevette addestramento nel Centro di Guerre psicologiche, che in seguito gli sarebbe servito per perpetrare i massacri di Cantaura e Amparo.

Allo stesso modo, l’agenzia di intelligence locale fu utilizzata come rifugio per reclute che realizzavano compiti relativi al contenimento del comunismo nella regione, caso Luis Posada Carriles, un cubano fuggito dall’isola durante l’esecuzione di un’operazione terroristica su un aereo di linea -Cubana de Aviación- che  causò la morte di 73 persone nel 1976. Posada Carriles si convertì un alto funzionario del DISIP in Venezuela.

La semplice conclusione del funzionamento delle operazioni segrete in Venezuela durante l’ultimo mezzo secolo è che l’alleanza di un “amichevole governo” con la politica estera USA permise che l’ingerenza della CIA si espandesse comodamente in tutta gli strati della politica nazionale.

L’ ARRIVO DI CHÁVEZ  PORTA LE ONG

 

Lo spostamento dal potere della borghesia creola con l’ascesa di Chavez fu una perdita strategica di un grande spazio operativo su cui contava gli uffici della CIA. Da lì, l’ambasciata USA a Caracas si convertì nel centro operativo mentre si raffinarono le modalità di infiltrazione, lasciando il posto alle ONG e ai media, nel tentativo di rendere non rilevabile la trasgressione mascherata da “atti civili”.

La profonda rete tracciata dalla CIA all’interno della politica interna per reclutare profili compatibili con le esigenze operative dell’agenzia, era opportunamente dispiegata in eventi che destabilizzavano il governo di Hugo Chávez.

Oltre al fatto provato che l’ambasciata USA, sotto il comando di Charles S. Shapiro, partecipò al colpo di stato del 2002; la CIA, attraverso le figure legali che promuovevano la democrazia occidentale, s’incaricò del finanziamento di oltre 300 organizzazioni non statali che avevano il compito di forzare il cambio di regime nel paese.

È il caso della NED (Fondo Nazionale per la Democrazia) e dell’USAID (Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale), strutture indipendenti che cancellano gli introiti del finanziamento all’opposizione venezuelana raggruppata in partiti, organizzazioni e media.

L’USAID consegnò almeno 15 milioni di $ alle organizzazioni della “società civile” venezuelana. La NED, assegnò una media di 2 milioni di $ l’anno, seguendo i rapporti pubblicati fino al 2012.

Il denaro fu assegnato a ONG come Súmate, retta da María Corina Machado, che sarebbe responsabile della raccolta di firme per richiedere un referendum revocatorio , vinto dal chavismo nel 2004.

Ottenne anche formare quelli che, qualche anno più tardi, sarebbero stati i dirigenti dei partiti antichavisti Primero Justicia e Voluntad Popular. Parte del denaro fu destinato a formare figure del settore universitario come potenziali agenti insurrezionali nel golpe morbido del 2007, con l’immagine della “ribellione studentesca” come copertura civile.

Il Centro di Azione e Strategie Applicate Nonviolente (CANVAS) finanziato dalla NED, consigliò questi gruppi dissidenti dell’opposizione tra cui si trovava Juan Guaidó, lontano dal conoscere il personaggio che gli toccava interpretare qualche tempo dopo a favore dei suoi finanziatori.

D’altra parte, i media corporativi, che nelle loro alte sfere fungono da reclute dell’agenzia di intelligence USA (ricordiamo l’operazione Sinsajo), si scaldarono con il tentativo di golpe del 2002 per tornare rigorose nella routine di montare campagne di propaganda contro il governo nell’accusarlo di “regime dittatoriale”, di collegarlo a casi di traffico di droga e terrorismo, gonfiando il dossier sotto il quale si è giustificata la destabilizzazione negli ultimi anni.

In questo modo, durante i primi anni di chavismo, s’incapsulò lo schema operativo della CIA per rovesciare il governo, in presunte “promozioni della democrazia” e “protezione dei diritti umani”, promossi dall’anti-chavismo in nuove organizzazioni politiche indipendenti”.

LA CIA CON NICOLAS PERDE LE FORME

 

La rivoluzione del 2017 condotta dall’alleanza di opposizione raggruppata nel MUD, è stata il momento in cui vennero alla luce, con maggior forza, i fattori irregolari e paramilitari che erano stati incubati nei gruppi civili con l’aiuto della CIA. Tuttavia, il disastro politico di questa operazione è stato il punto di rottura nel modo di operare dell’agenzia.

Negli ultimi anni, il finanziamento di gruppi irregolari ha avuto sempre più risultati in misura che le azioni tipo “primavera araba” si stavano esaurendo. Inoltre, la storia nei media che il paese soffre una “crisi umanitaria” ha aperto la strada per infestare l’opinione pubblica con l’idea che sia necessario un intervento straniero.

Mentre sul fronte multilaterale agli USA costa forzare il consenso dei paesi latinoamericani affinché ignorino il rispetto dell’autodeterminazione del Venezuela e sostengano un intervento militare, sul fronte irregolare i servizi segreti venezuelani hanno smantellato diversi tentativi mercenari in questo modo.

I più recenti riguardano la cattura dell’ex militare Oswaldo Valentín García Palomo, che pianificava un colpo di stato per febbraio di quest’anno, un approccio diverso rispetto all’ultima operazione di un agente straniero, Joshua Holt, trovato a Ciudad Caribia durante un’operazione delle forze di sicurezza venezuelane, che hanno lasciato vergognosamente esposto il programma segreto degli USA.

García Palomo, un ex colonnello della Guardia Nazionale Bolivariana, arrestato ha rivelato nella sua confessione che per le attività golpiste non implementate (Operazione Costituzione nel 2018 e il tentativo di febbraio 2019) ha avuto il sostegno della CIA e dei governi di Colombia, Brasile e Cile. Ha anche detto nella sua confessione che l’agenzia USA lo ha contattato attraverso il generale in pensione Antonio Rivero, attivista del partito Volunted Popular ed agente della CIA, secondo il ministro della comunicazione, Jorge Rodríguez. Il militare disertore menziona anche Julio Borges, che dal 2015 cospira a favore di opzioni di assassinio del presidente o golpiste per eliminar il governo di Nicolás Maduro.

L’anticipata disarticolazione di questa rete che da un anno stava preparando il colpo di stato, ha permesso conoscere la vasta estensione di essa, poiché i contatti di García Palomo includevao ex militari come Juan Carlos Caguaripano, autore della presa di Fort Paramacay nel 2017, e la cellula terroristica di Óscar Pérez. Inoltre, ha tolto forza alla fallita Operazione Libertad che Guaidó ha convocato lo scorso mese. La mancanza di supporto all’appello a disconoscere lo stato e le azioni di intelligence precedentemente svolte dagli organismi di sicurezza hanno fatto del 30A un giorno senza pena né gloria per gli USA.

Il presidente Nicolás Maduro ha affermato, dopo il fallito colpo di stato del 30A, che il generale Cristopher Figuera era stato reclutato dalla CIA per realizzare il tentativo di colpo di stato dopo la liberazione di Leopoldo López.

Per quanto il fronte economico delle aggressioni al Venezuela, non dobbiamo dimenticare di menzionare i dati forniti dall’ex direttore della CIA ed ora Segretario di Stato USA, Mike Pompeo, che ha rivelato, nei primi mesi del 2018, che l’agenzia era responsabile di alcune delle sanzioni emesse contro lo Stato venezuelano.

Il presidente Donald Trump era interessato ai rapporti che parlavano del Venezuela, soprattutto per sapere “in che modo il governo di Maduro era legato alla Forza Armata Nazionale Bolivariana, oltre alle questioni finanziarie come “su chi aveva i soldi, i creditori del debito, i tempi di pagamento”.

Così, Pompeo ammise che la seconda o terza batteria di sanzioni erano il risultato delle raccomandazioni della CIA. Un’altra misura di soffocamento che integra l’assedio finanziario è deliberatamente riconosciuta dal braccio dell’intelligence USA.

In questo senso, i nuovi ed intensificati attacchi irregolari contro il paese negli ultimi due anni di governo di Nicolas Maduro, dal tentativo di assassinare il Presidente al fallito colpo di stato del 30 aprile, rivelano due aspetti diversi nella storia di aggressioni interventiste da parte di Washington.

Progressivamente, l’agenzia dell’intelligence USA ha tolto la voce alla dirigenza locale per mettere i suoi funzionari della Casa Bianca a spostare, casualmente, le pedine delle sanzioni economiche e le azioni di forza irregolare, trasferendo responsabilità operative ai paesi del Gruppo di Lima, specialmente alla Colombia.

Lungo la strada hanno scelto di risparmiarsi il tempo di coprire i loro atti, il che inevitabilmente mette l’avversario in vantaggio, essendo in grado di prevedere le loro prossime mosse.

(fonte: Mission Verdad)


BREVE HISTORIA DE LA CIA (Y SUS NUEVOS MÉTODOS) EN VENEZUELA

Son abundantes las evidencias que exponen la infiltración de la Agencia Central de Inteligencia (CIA) en los asuntos internos de la región latinoamericana en forma de golpes de Estado y promoción de guerras civiles. 

Sus operaciones en Venezuela han venido modificándose en el tiempo. De ser en los 60 una base no declarada para planificar sus actividades encubiertas en el resto del continente, a ser actualmente el centro geopolítico que define la prevalencia o no de los Estados Unidos como poder hegemónico en la región latinoamericana. 

MIRAFLORES EN LA CUARTA: CENTRO DE OPERACIONES PARA AGENTES EXTRANJEROS

En el marco de la guerra fría y la lucha contra el comunismo, las operaciones secretas de este organismo se centraron en aislar al gobierno cubano y frenar cualquier intento progresista de tomar otros países que amenazaran el control del hemisferio. Así, se estrenaron exitosamente con el golpe de Estado al presidente Jacobo Arbenz en Guatemala.

Tom Polgar, jefe de departamento de inteligencia exterior de la división latinoamericana durante el periodo del 65 al 67, relata que “una vez que un gobierno amistoso se instalaba en el poder, el jefe de la base de la CIA tenía cinco caminos para mantener la influencia de Estados Unidos sobre los líderes extranjeros”. 

Ofrecerles el servicio de inteligencia exterior (con reportes semanales amañados de lo que ocurría en el mundo), entregarle dinero a funcionarios colocados en puestos claves dentro de las instituciones públicas y penetrar en los movimientos políticos de izquierda y guerrillas para realizar operaciones de contrainsurgencia, eran parte de esas vías implementadas con el objetivo de que el gobierno receptor adoptara las medidas apropiadas para neutralizar cualquier grupo en el interior del país que fuese amenaza desde la perspectiva de los Estados Unidos.

El principal objetivo de las misiones encubiertas fue posibilitar el ambiente estable de la “democracia representativa”, con la alternabilidad de mandatarios que colaboraran abiertamente con los intereses de Estados Unidos en la región. No solo por sus cuantiosos recursos energéticos, sino por el papel diplomático que jugaría el país en función de retraer procesos que se acercaran al modelo soviético.

Desde Rómulo Betancourt hasta Rafael Caldera, los gobernantes de turno en Venezuela le dieron prerrogativas estratégicas a la agencia a cambio de financiamiento.

De hecho, la Doctrina Betancourt, aplicada por el mismo fundador de Acción Democrática para impulsar la expulsión de Cuba de la OEA, justifica los nexos que tenía con la dinastía Rokefeller y con personajes como Allen Dulles, primer director de la CIA, e impulsor diplomático en su momento de una resolución en la OEA que declarara al comunismo como incompatible con los principios del organismo. 

Más adelante, durante el primer gobierno de Carlos Andrés Pérez, Venezuela tendría nuevamente un rol activo en las misiones de la CIA en el continente sudamericano. La “Operación Cóndor” que buscaba derrocar gobiernos de izquierda del cono sur, utilizaron a ciudadanos venezolanos como agentes de apoyo.

Las acciones de inteligencia de los Estados Unidos crecieron con el derrocamiento de Marcos Pérez Jiménez y la instauración de la democracia puntofijista. Así como lo refiere Bolgar, los años 60, 70 y 80, fueron escenario de colaboraciones entre la CIA y el organismo de inteligencia venezolano DIGEPOL (anteriormente DISIP, hoy SEBIN) que resultaron en el reclutamiento y adiestramiento del personal por el ejército estadounidense.

Una figura ejemplar de la conformación de este siniestro brazo represor de los gobiernos socialdemócratas fue Henry López Sisco, comisario de la DIGEPOL, que en la década de los 60 ingresó en la base militar de Fort Bragg (Carolina del Norte) donde recibió entrenamiento en el Centro de Guerras Psicológicas, que después le serviría para perpetrar las masacres de Cantaura y el Amparo. 

Igualmente, se recurrió a la agencia local de inteligencia como refugio para reclutas que cumplían con tareas relacionadas a la contención del comunismo en la región, caso Luis Posada Carriles, cubano fugado de la isla al ejecutar una operación terrorista en un avión de pasajeros -Cubana de Aviación- que cobró la vida de 73 personas en 1976. Posada Carriles se convirtió en un alto funcionario de la DISIP en Venezuela. 

La conclusión sencilla del funcionamiento de las operaciones encubiertas en Venezuela durante la última mitad del siglo pasado, es que la alianza de un “gobierno amistoso” con las políticas extranjeras de los Estados Unidos permitió que la injerencia de la CIA se expandiera con holgura en todas las capas de la política nacional.

LA LLEGADA DE CHÁVEZ ESTRENA LAS ONG EN VENEZUELA

El desplazamiento del poder de la burguesía criolla con el ascenso de Chávez, fue una pérdida estratégica de un amplio espacio operativo con el que contaba las oficinas de la Agencia Central de Inteligencia. A partir de allí, la Embajada de los Estados Unidos en Caracas se convirtió en el centro de operaciones mientras que se refinaron los modos de infiltración, dándole paso a las ONG y a los medios de comunicación, en un intento de hacer indetectable la transgresión disfrazada de “actos civiles”. 

La profunda red trazada por la CIA dentro de la política doméstica para captar perfiles compatibles con los requerimientos operativos de la agencia, era convenientemente desplegada en eventos que desestabilizaban al gobierno de Hugo Chávez.

A parte del hecho comprobado de que la embajada norteamericana, bajo el mando de Charles S. Shapiro, participó en el golpe de Estado de 2002; la CIA, a través de figuras legales promotoras de la democracia occidental, se encargó de financiar a más de 300 organizaciones no estatales que tenían la tarea de forzar el cambio de régimen en el país. 

Es el caso de la NED (Fondo Nacional para la Democracia) y la USAID (Agencia de los Estados Unidos para el desarrollo Internacional), estructuras independientes que blanquean el ingreso de financiamiento a la oposición venezolana agrupada en partidos políticos, organizaciones y medios de comunicación.

La USAID entregó por lo menos 15 millones de dólares a organizaciones de la “sociedad civil” venezolana. La NED, asignó una media de 2 millones de dólares por año, siguiendo los informes publicados hasta el 2012. El dinero fue destinado a ONG como Súmate, regida por María Corina Machado, la cual se encargaría de recoger las firmas para solicitar un referéndum revocatorio, ganado por el chavismo en 2004.

También alcanzó para formar a la que unos años más tardes serían dirigentes de los partidos antichavistas de Primero Justicia y Voluntad Popular. Parte el dinero fue destinado a entrenar a figuras del sector universitario como potenciales agentes insurreccionales en la incursión al golpe suave de 2007, con la imagen de la “rebelión estudiantil” como cubierta civil. 

El Centro de Acción y Estrategias No Violentas Aplicadas (CANVAS) financiadopor la NED, asesoró a estos grupos disidentes de oposición entre los que se hallaba Juan Guaidó, lejos de saber el personaje que le tocara interpretar tiempo después en favor de sus financistas. 

Por su parte, los medios corporativos, que en sus altas esferas funcionan como reclutas de la agencia de inteligencia estadounidense (recordar la Operación Sinsajo), se caldearon con el ensayo del golpe de 2002 para volverse rigurosos en la rutina de montar campañas de propaganda contra el gobierno para acusarlo de “régimen dictatorial”, vincularlo con casos de narcotráfico y terrorismo, abultando el expediente bajo el cual se ha justificado la desestabilización en los últimos años. 

De este modo, durante los primeros años del chavismo se encapsuló el esquema de operaciones de la CIA para derrocar al gobierno, en supuestas “promociones de democracia” y “protección de los derechos humanos”, promovidas por el antichavismo en nuevas organizaciones políticas “independientes”.

LA CIA CON NICOLÁS, PIERDE LAS FORMAS

Las revolución de color de 2017 ejecutadas por la alianza opositora agrupada en la MUD, fueron el momento en el que salieron a relucir con mayor fuerza los factores irregulares y paramilitares que se venían incubando en grupos civiles con ayuda de la CIA. Sin embargo, el desastre político de esta operación fue punto de corte en la forma de operar de la agencia.

En los años recientes, el financiamiento de grupos irregulares ha tenido cada vez más salida a medida que las acciones tipo “primavera árabe” fueron desgastándose. Además, el relato en los medios de que el país padece una “crisis humanitaria” asfaltó el camino para infestar la opinión pública con la idea de que es necesaria una intervención extranjera.

Mientras que en el frente multilateral a los Estados Unidos le cuesta forzar el consenso de los países de América Latina para que ignoren el respeto a la autodeterminación de Venezuela y apoyen una intervención militar, en el frente irregular los servicios de inteligencia venezolanos han desmantelado varios intentos mercenarios en esta vía.

Los más recientes involucran a la captura del ex militar Oswaldo Valentín García Palomo, quién planificaba un golpe de Estado para febrero de este año, un enfoque distinto al de la última operación de un agente extranjero, Joshua Holt, encontrado en Ciudad Caribia durante un operativo de los cuerpos de seguridad venezolanos, que dejaron vergonzosamente expuesta la agenda encubierta de los Estados Unidos.

García Palomo, ex coronel de la Guardia Nacional Bolivariana, detenido reveló en su confesión que para las actividades golpistas no ejecutadas (Operación Constitución en 2018 y el intento de febrero 2019) contaba con el apoyo de la CIA y de los gobiernos de Colombia, Brasil y Chile.

Además dijo en su confesión que la agencia estadounidense lo contactó a través del general retirado Antonio Rivero, activista del partido Voluntad Popular y agente de la CIA, según el ministro de Comunicación, Jorge Rodríguez. El militar desertor también menciona a Julio Borges, que desde 2015 conspira en favor de opciones magnicidas o golpistas para sacar del gobierno de Nicolás Maduro.

La desarticulación adelantada de esta red que tenía un año preparando el golpe, permitió conocer la amplia extensión de la misma, pues los contactos de García Palomo incluían a ex militares como Juan Carlos Caguaripano, autor de la toma del Fuerte Paramacay en 2017, y a la célula terrorista de Óscar Pérez.

Por añadidura, le restó fuerza a la fracasada Operación Libertad que Guaidó convocó el mes pasado. La falta de apoyo al llamado a desconocer al Estado y las acciones de inteligencia que previamente realizaron los organismos de seguridad, hicieron del 30A un día sin pena ni gloria para los los Estados Unidos.

El presidente Nicolás Maduro afirmó, luego del golpe fallido del 30A, que el general Cristopher Figuera había sido captado por la CIA para llevar a cabo la intentona golpista posterior a la extracción de Leopoldo López. 

Con respecto al frente económico de las agresiones a Venezuela, no hay que dejar de mencionar el dato aportado por el antes director de la CIA y ahora secretario de Estado de los Estados Unidos, Mike Pompeo, quién reveló a principios de 2018 que la agencia era responsable de algunas de las sanciones emitidas contra el Estado venezolano.

El presidente Donald Trump tenía interés en los informes que hablaban sobre Venezuela, en especial para saber “cómo estaba relacionado” el gobierno de Maduro con la Fuerza Armada Nacional Bolivariana además de asuntos financieros como “sobre quién tenía el dinero, los acreedores de deuda, los tiempos de pago”.

Así, Pompeo admitió que la segunda o tercera batería de sanciones eran resultado de las recomendaciones de la CIA. Otra medida de asfixia que integra el cerco financiero es deliberadamente reconocida por el brazo de inteligencia estadounidense. 

En ese sentido, los nuevos e intensificados ataques irregulares contra el país en los últimos dos años de gobierno de Nicolás Maduro, desde el intento de magnicidio al Presidente hasta el golpe fallido del 30 de abril, revelan dos aspectos diferentes en el historial de agresiones injerencistas por parte de Washington.

De manera progresiva, la agencia de inteligencia de los Estados Unidos le ha quitado vocería a la dirigencia local para poner a sus funcionarios de la Casa Blanca a mover aleatoriamente las fichas de sanciones económicas y acciones de fuerza irregular, trasladando responsabilidades operativas a países del Grupo de Lima, especialmente a Colombia.

En el trayecto han optado por ahorrarse el tiempo de encubrir sus actos, lo que ineludiblemente coloca al adversario en ventaja, al poder predecir sus próximos movimientos. 

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