La guerra tra Chevron ed Exxonmobil per il blocco Stabroek

misionverdad.com

Recentemente è divenuta nota la controversia che vede protagoniste ExxonMobil e Chevron per il controllo di quasi un terzo delle partecipazioni del blocco Stabroek, situato nelle acque della Repubblica Cooperativa della Guyana e in acque da delimitare tra detto Paese e il Venezuela.

Nell’ottobre dello scorso anno, la compagnia petrolifera USA Chevron ha raggiunto un accordo di compravendita con la società Hess per acquisire una quota del 30% del blocco Stabroek, gestito dalla transnazionale ExxonMobil in un quadro di illegalità, poiché una parte molto importante di questo blocco si trova ubicata sulla costa atlantica di Essequibo, ancora in attesa della delimitazione tra Venezuela e Guyana.

L’accordo di acquisto per la fusione societaria di Chevron e Hess, del valore di 53 miliardi di $, era stato per concluso. Una volta chiuso, la compagnia petrolifera Chevron otterrebbe una partecipazione allo sfruttamento di Stabroek, uno dei progetti petroliferi in più rapida crescita, attualmente, al mondo e considerato la più importante scoperta di greggio dell’ultimo decennio.

Recentemente, ExxonMobil ha risposto paralizzando la transazione, sottolineando i diritti di prelazione sulle partecipazioni in Stabroek. La compagnia petrolifera USA, secondo quanto commentato dal vicepresidente senior della compagnia, Neil Chapman, in una conferenza davanti alla Morgan Stanley, ha attivato un arbitrato davanti alla Camera di Commercio Internazionale di Parigi, con l’obiettivo di vanificare l’accordo promosso dalla Chevron.

L’obiettivo di ExxonMobil è evitare che l’accordo venga portato a termine e, in ultima istanza, attraverso l’arbitrato, eguagliare l’offerta di Chevron per aggiudicarsi la partecipazione di Hess. Attualmente ExxonMobil controlla il 45% della partecipazione di Stabroek, per cui acquisire Hess significherebbe, alla fine, avere due terzi del progetto sotto il suo controllo.

Bloomberg riferisce che Chevron e Hess hanno sostenuto che i diritti di prelazione a cui allude ExxonMobil non si applicano alle fusioni aziendali. ExxonMobil, d’altro canto, ha indicato che Chevron sta eludendo i diritti di partecipazione concessi nello sviluppo del progetto dal 2015.

Il vicepresidente Chapman ha dichiarato di essere “molto fiducioso” che il caso, a Parigi, si risolverà a favore di ExxonMobil. Secondo Bloomberg il processo potrebbe durare circa sei mesi. Da parte sua, in un comunicato, Hess ha affermato che l’operazione continuerà, mentre Chevron ha affermato che le conversazioni con ExxonMobil non comprometterebbero il completamento dell’accordo di fusione aziendale.

Hess ha inoltre riferito che l’arbitrato comporterà un ritardo nel completamento dell’operazione. “Non esiste alcun scenario possibile in cui Exxon possa acquisire la partecipazione di Hess in Guyana come risultato della transazione Chevron-Hess”, ha affermato recentemente la società in una e-mail.

IMPLICAZIONI FINANZIARIE ED EFFETTI

 

L’ex banchiere d’investimento di Goldman Sachs, Matt Levine, affronta un tema importante in un editoriale su Bloomberg per comprendere la lotta tra ExxonMobil e Chevron. “Il linguaggio dell’accordo operativo congiunto di Stabroek non è pubblico, così come non lo è la presentazione arbitrale, quindi non so cosa dice il contratto, e anche se lo sapessi, probabilmente non sarei sicuro di cosa significhi”, dice Levine.

L’opacità delle clausole e delle condizioni del progetto Stabroek, oltre a provocare che il confronto tra le imprese sia molto più aggressivo, esprime anche che il quadro di illegalità, irresponsabilmente promosso dal governo della Guyana, ha generato una logica di privatizzazione e di esternalizzazione per tutto ciò riferito a Stabroek. Ciò produce un quadro di insicurezza e transnazionalizzazione dell’area, dove gli interessi privati ​​prevalgono su quelli statali.

Per quanto riguarda gli interessi della ExxonMobil, lo stesso Levine indica quanto segue: “L’acquisto della partecipazione sarebbe costoso, forse più costoso per Exxon che per Chevron perché dovrebbe pagare imposte a Hess. D’altro canto, per Exxon, richiedere un arbitrato per ritardare l’accordo Chevron/Hess (e gettare qualche dubbio sulla sua capacità di chiuderlo) è semplicemente un buon affare

La disputa ha avuto un impatto significativo sul mercato azionario, poiché è considerato l’accordo di fusione più importante nel settore petrolifero degli ultimi anni. Importanti fondi di copertura come Millennium Management, Pentwater Capital Management e Balyasny Asset Management, avevano acquistato azioni Hess a un prezzo inferiore al loro prezzo di mercato, con l’aspettativa di capitalizzare il rialzo del prezzo una volta concluso l’accordo con Chevron.

Tuttavia, indica Bloomberg, nel contesto del referendum venezuelano sull’Essequibo l’operazione ha cominciato a soffrire problemi, a causa dell’incertezza sullo sviluppo della tensione politica e diplomatica tra Venezuela e Guyana.

Quando la tensione si è allentata in seguito all’impegno tra i due paesi di evitare un’escalation con la Dichiarazione Congiunta di Argyle, della fine del 2023, la percezione finanziaria attorno all’accordo è migliorata. Tuttavia, “i dirigenti dei fondi di copertura preoccupati, di Londra e New York, si sono recati in massa a Georgetown, la capitale della Guyana, a febbraio per valutare se la controversia potesse far fallire l’accordo”, afferma Bloomberg.

L’impasse ha influenzato, nell’ultimo mese, i corsi azionari di entrambe le società, il che evidenzia come il mercato sta percependo l’esito finale della disputa.

Come si può vedere di seguito, il valore delle azioni di Chevron hanno sofferto una spinta al ribasso, mentre quelle di ExxonMobil sono in rialzo.

                                     

VENEZUELA DI FRONTE ALLA DISPUTA

 

La disputa descritta nei paragrafi precedenti tra Chevron ed ExxonMobil conferma il profondo interesse di quest’ultima per i ricchi giacimenti petroliferi della costa atlantica dell’Essequibo che ancora devono essere delimitati.

L’obiettivo principale sarebbe quello di controllare, in condizioni quasi monopolistiche, il blocco Stabroek. Quest’anno l’impresa USA ha ritirato tutti i suoi investimenti nella Guinea Equatoriale dopo 30 anni di attività ininterrotta. Inoltre, ha annunciato la vendita dei suoi attivi nel settore dello scisto situati a Vaca Muerta (Argentina). L’impegno per Stabroek e altri sviluppi è strategico ed esistenziale per il futuro della compagnia USA.

Senza voler immaginare alcuno scenario, è prevedibile che un risultato favorevole a ExxonMobil le garantirà un maggiore potere decisionale sul governo della Guyana e sugli sviluppi petroliferi nelle acque territoriali controverse. Questa possibilità non è banale, dal momento che una maggiore influenza da parte della ExxonMobil potrebbe allontanare il governo di Irfaan Alí dalla sua incipiente gravitazione verso il dialogo e l’intendimento con il Venezuela in un quadro di rispetto e minima convivenza.

La disputa, a sua volta, esprime l’urgenza di continuare a portare avanti l’obiettivo di riattivare pienamente l’Accordo di Ginevra. Il meccanismo diplomatico acquista, ancora una volta, validità come strumento per preservare la gestione sovrana- statale della controversia, contenendo i tentativi di aumentare la privatizzazione e l’opacità riguardo al destino degli sviluppi energetici nell’area.

Come emerge dai grafici sopra riportati, le compagnie petrolifere USA e gli accordi di fusione come quello Chevron e Hess sono altamente sensibili alle tensioni politiche e diplomatiche. Ciò è confermato dal dato offerto da Bloomberg sulla visita, in massa, a Georgetown di investitori preoccupati per il futuro della fusione due mesi dopo il referendum consultivo di Essequibo in Venezuela.

In definitiva, questa situazione dimostra che l’ambizione monopolistica di ExxonMobil sembra non trovare limiti di razionalità, poiché non solo viola il quadro dell’Accordo di Ginevra, ma anche contro la sua concorrenza diretta nel settore petrolifero.


LA GUERRA ENTRE CHEVRON Y EXXONMOBIL POR EL BLOQUE STABROEK

 

Recientemente se conoció la disputa que protagonizan ExxonMobil y Chevron por el control de casi un tercio de las participaciones en el bloque Stabroek, ubicado en aguas de la República Cooperativa de Guyana y en aguas por delimitar entre dicho país y Venezuela.

En octubre del año pasado, la petrolera estadounidense Chevron llegó a un acuerdo de compra con la empresa Hess para adquirir una participación del 30% en el bloque Stabroek, gestionado por la transnacional ExxonMobil bajo un marco de ilegalidad, pues una parte muy importante de este bloque se encuentra ubicada en la fachada atlántica del Esequibo aún pendiente por delimitar entre Venezuela y Guyana.

El acuerdo de compra para la fusión corporativa de Chevron y Hess, por valor de 53 mil millones de dólares, se había dado por asegurado. Una vez cerrado, la petrolera Chevron obtendría una participación en la explotación de Stabroek, uno de los proyectos petroleros de mayor crecimiento en el mundo actualmente y considerado como el descubrimiento de crudo más importante en la última década.

Recientemente, ExxonMobil ha respondido paralizando la transacción, apuntando a derechos de preferencia sobre las participaciones en Stabroek. La petrolera estadounidense, según comentó el vicepresidente senior de la compañía, Neil Chapman en una conferencia ante Morgan Stanley, activó un arbitraje ante la Cámara de Comercio Internacional en París, con el objetivo de frustrar el acuerdo impulsado por Chevron.

El objetivo de ExxonMobil es evitar que la operación se concrete y, en última instancia, mediante el arbitraje, igualar la oferta de Chevron para adjudicarse la participación de Hess. Actualmente, ExxonMobil controla el 45% de la participación del Stabroek, por lo que adquirir a Hess eventualmente supondría tener bajo su dominio dos terceras partes del proyecto.

Bloomberg reporta que Chevron y Hess han argumentado que los derechos de preferencia aludidos por ExxonMobil no aplican para fusiones corporativas. ExxonMobil, en cambio, ha indicado que Chevron está eludiendo sus derechos de participación consignados en el desarrollo del proyecto desde el año 2015.

El vicepresidente Chapman indicó que tiene “mucha confianza” en que el caso en París se resolverá a favor de ExxonMobil. Según indica Bloomberg, el proceso podría tardar unos seis meses. Por su parte, en un comunicado, Hess afirmó que la operación seguiría adelante, mientras que Chevron aseveró que las conversaciones con ExxonMobil no comprometerían la finalización del acuerdo de fusión corporativa.

Hess también informó que el arbitraje supondrá un retraso en la concreción de la operación. “No existe ningún escenario posible en el que Exxon pueda adquirir la participación de Hess en Guyana como resultado de la transacción Chevron-Hess”, indicó la empresa recientemente a través de un correo electrónico.

IMPLICACIONES FINANCIERAS Y EFECTOS

El exbanquero de inversiones de Goldman Sachs, Matt Levine, aborda un tema de importancia en un artículo de opinión en Bloomberg para comprender la pugna entre ExxonMobil y Chevron. “El lenguaje del acuerdo de operación conjunta de Stabroek no es público, ni tampoco lo es la presentación del arbitraje, por lo que no sé lo que dice el contrato, e incluso si lo supiera, probablemente no estaría seguro de lo que significa”, expresa Levine.

El carácter opaco de las cláusulas y condiciones del proyecto Stabroek, además de provocar que el enfrentamiento entre las empresas sea mucho más agresivo, también expresa que el marco de ilegalidad propiciado irresponsablemente por el gobierno de Guyana ha generado una lógica de privatización y externalización en todo lo referido a Stabroek. Esto produce un marco de inseguridad y transnacionalización de la zona, donde los intereses privados priman sobre los estatales.

Sobre los intereses de ExxonMobil, el propio Levine indica lo siguiente: “Comprar la participación sería costoso, posiblemente más costoso para Exxon que para Chevron porque tendría que pagar impuestos a Hess. Por otro lado, para Exxon, solicitar un arbitraje para retrasar el acuerdo Chevron/Hess (y arrojar algunas dudas sobre su capacidad para cerrarlo) es simplemente un buen negocio”. Las negritas son de MV.

La disputa ha tenido impacto significativo en el mercado de valores bursátiles, pues es considerado el acuerdo de fusión más importante en el sector petrolero en los últimos años. Fondos de cobertura de importancia como Millennium Management, Pentwater Capital Management y Balyasny Asset Management, habían adquirido acciones de Hess por debajo de su precio de mercado, con la expectativa de capitalizar el alza de la cotización una vez se cerrara el acuerdo con Chevron.

Sin embargo, indica Bloomberg, en el contexto del referendo venezolano sobre el Esequibo la operación comenzó a sufrir problemas, debido a la incertidumbre sobre el desarrollo de la tensión política y diplomática entre Venezuela y Guyana.

Cuando la tensión se redujo luego del compromiso entre ambos países para evitar un escalamiento con la Declaración Conjunta de Argyle de finales de 2023, la percepción financiera en torno al acuerdo mejoró. No obstante, “ejecutivos de fondos de cobertura preocupados de Londres y Nueva York acudieron en masa a Georgetown, la capital de Guyana, en febrero para evaluar si la disputa podría frustrar el acuerdo”, afirma Bloomberg.

El impasse ha influido en la cotización bursátil de ambas empresas en el último mes, lo que evidencia cómo el mercado está percibiendo el resultado final de la disputa.

Como puede verse a continuación, el valor de la acción de Chevron ha sufrido un empuje a la baja, mientras que la de ExxonMobil se encuentra al alza.

VENEZUELA ANTE LA DISPUTA

La disputa que se describe en los párrafos anteriores entre Chevron y ExxonMobil confirman el profundo interés de esta última por los ricos yacimientos de crudo de la fachada atlántica del Esequibo que aún deben delimitarse.

El objetivo principal estaría enfocado en controlar, bajo una condición casi monopólica, el bloque Stabroek. Este año, la empresa estadounidense retiró el total de sus inversiones en Guinea Ecuatorial luego de 30 años de operación continua. Además, anunció la venta de sus activos en la industria de esquisto radicada en Vaca Muerta (Argentina). La apuesta por Stabroek y otros desarrollos es estratégica y existencial para el futuro de la compañía estadounidense.

Sin pretender proyectar algún escenario, es previsible que un resultado favorable a favor de ExxonMobil le otorgará mayor poder de decisión sobre el gobierno de Guyana y los desarrollos petrolíferos en aguas territoriales bajo controversia. Esta posibilidad no es banal, ya que una mayor influencia de ExxonMobil podría sacar al gobierno de Irfaan Alí de su incipiente gravitación en torno al diálogo y el entendimiento con Venezuela en un marco de respeto y convivencia mínima.

La disputa, a su vez, expresa la urgencia de seguir avanzado el objetivo de reactivar a plenitud el Acuerdo de Ginebra. El mecanismo diplomático vuelve a ganar vigencia como instrumento para preservar el manejo soberano-estatal de la controversia, conteniendo los intentos de elevar la privatización y la opacidad con respecto al destino de los desarrollos energéticos en la zona.

Como se desprende de los gráficos mostrados con anterioridad, las empresas petroleras estadounidenses y los acuerdos de fusión como el de Chevron y Hess son altamente susceptibles a la tensión política y diplomática. Esto se confirma con el dato proporcionado por Bloomberg sobre la visita en masa a Georgetown de inversores preocupados sobre el futuro de la fusión dos meses después del referendo consultivo del Esequibo en Venezuela.

En última instancia, esta situación demuestra que la ambición monopólica de ExxonMobil pareciera no encontrar límites de racionalidad, ya que no sólo atenta contra el marco del Acuerdo de Ginebra, sino también contra su competencia directa en el sector petrolero.

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