C’è una scena reale, niente film di fantasia, che quasi nessuno ricorda bene, ma che tutti dovrebbero avere conficcata nella memoria: quella di un senatore con la cravatta storta e un fascio di carte in mano, che giura davanti a un gruppo di donne repubblicane di avere una lista — diceva “duecentocinque nomi” — di comunisti infiltrati nel Dipartimento di Stato. Non mostrò mai la lista completa. Non servirono mai prove. Bastò il gesto, la carta agitata in aria e la promessa di un nemico interno. Quell’uomo si chiamava Joseph McCarthy e quella scena, ripetuta con variazioni per anni, bastò a rovinare carriere, rompere famiglie e seminare una paura che gli USA impiegarono una generazione a digerire a metà.
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