Parliamo di elezioni, democrazia e di poteri popolari

a Cuba … ma anche oltre

Justo Cruz https://lapupilainsomne.wordpress.com

“Cuba celebra elezioni senza opposizione per avviare una transizione continuista”, così titola il quotidiano spagnolo “El País” sul processo elettorale a Cuba.

Il 26 novembre 2017 si sono realizzate, a Cuba, le elezioni municipali per eleggere i delegati alle Assemblee Municipali del Potere Popolare, organo del potere locale che esercita le funzioni di governo nei diversi territori per un mandato legislativo di due anni e mezzo. Ogni cubano, senza distinzione, di credo e appartenenza politica ha il diritto a candidarsi, candidare ed essere eletto come delegato, il che gli permetterebbe persino di essere nominato ad occupare un posto nell’Assemblea Provinciale o Nazionale del Potere Popolare, tuttavia il quotidiano spagnolo El País e altri della stessa classe, non lesinano sforzi per dimostrare il contrario.

Se lo scrittore irlandese George Bernard Shaw vivesse ai nostri giorni avrebbe pensato alle democrazie borghesi quando disse, cito: “La democrazia sostituisce la nomina fatta da una minoranza corrotta, con l’ elezione fatta da una maggioranza incompetente”.

Cuba, forse è uno dei pochi paesi al mondo in cui alle elezioni non si eleggono partiti politici ma delegati che rappresenteranno i loro votanti nelle diverse assemblee, gli stessi sono eletti attraverso il voto diretto e segreto. Genuina manifestazione di ciò che è il vero potere popolare o potere del popolo.

Non mi spiego come “El País”, a questo punto, abbia l’audacia di ignorare questa verità. Sarebbe necessario chiedersi allora se il problema è nella politica informativa di quel giornale, nel fatto che i suoi “specialisti”, in temi legati a Cuba, radichino nel sud della Florida o in qualche altro angolo dell’Avana guadagnando per dire ciò che “El País” vuole che dicano.

Può esserci un’espressione più giusta per esercitare la volontà popolare rispetto al modo che utilizzano i cubani per eleggere coloro che li rappresenteranno nelle loro assemblee popolari?

Diamo un’occhiata alla democrazia spagnola, quella che El País pensa che Cuba dovrebbe imitare, e traiamo le nostre conclusioni.

In pieno XXI secolo, gli spagnoli, a differenza dei cubani, possono permettersi di avere un Re con una corona e una famiglia reale che guadagna senza fare nulla. Cominciamo da lì, perché questo sì è un lusso, come anche è un lusso andare in Africa per uccidere elefanti con un fucile da caccia che può giungere a costare fino a 100 mila euro. Cacciare elefanti era una delle usanze preferite da Juan Carlos I di Spagna, padre del re Felipe VI, capo di stato e capo supremo delle forze armate spagnole.

Un safari per cacciare elefanti in Africa può giungere a costare fino a 40 mila euro una spesa che per la famiglia reale non sarebbe un problema se teniamo conto che le corrispondono annualmente a circa 9 milioni di euro come parte dei bilanci generali dello stato. A ciò bisognerebbe aggiungere, certamente, le spese per i concetti di viaggio (Safari in Africa), gli stipendi dello staff della Zarzuela, ricevimenti, manutenzione dei palazzi e giardini, ecc. Una somma sconosciuta ma che secondo gli esperti in materia supera di gran lunga i 9 milioni di euro che ricevono ufficialmente.

I politici spagnoli da parte loro sono considerati tra i più corrotti d’Europa ed il Palazzo de La Moncloa è visto come una sorta di self-service, una specie di banchetto medievale con politici che fanno e disfano impunemente come una volta conti e marchesi. La cosa interessante è che tutta l’Europa lo sa, compreso lo stesso Parlamento Europeo, ma nessuno dice nulla, questa ha la sua logica, la Spagna non è né Cuba, né è Venezuela.

Quando si tratta di saccheggiare le casse pubbliche, i politici spagnoli ignorano le barriere ideologiche che li separano. La corruzione, in Spagna, è multipartitica. Molte volte si dà il caso che, in un dato processo di corruzione, sono coinvolti politici di diversi partiti, non è più notizia che migliaia di loro, principalmente del Partito Popolare, hanno cause giudiziarie pendenti.

La Spagna è un paese corrotto e tale corruzione è possibile solo grazie al suo sistema “democratico”, motivo per cui il 95% degli spagnoli è convinto che il loro stato, con le sue leggi ed i suoi decreti, favorisce l’impunità della classe d’élite e di politici che nella loro maggioranza non sono più che lobbisti al servizio degli interessi del miglior offerente.

Se il governo spagnolo riuscisse a ridurre il tasso di frode di soli dieci punti, lo stato potrebbe raccogliere, ogni anno, ulteriori 38500 milioni di euro (1), ma invece di eliminare le frodi fiscali o imporre tasse sulle grandi fortune, i politici spagnoli scelgono di fare tagli ai più bisognosi. Questa è la realtà che si vive nella democrazia spagnola.

“Ho intenzione di mettere mano alle forbici su tutto, tranne a pensioni, salute ed istruzione”, la promessa irrealizzata, più conosciuta, di Mariano Rajoy, fatta il 4 novembre 2011, due settimane prima delle elezioni. Una volta vinte le elezioni, ha intrapreso il compito di violare ciò che aveva promesso in precedenza, approvando rispettivamente un taglio di 3000 milioni e 7000 milioni di euro in, rispettivamente, istruzione e sanità. Questi tagli sono passati alla storia come i più grandi eventi ai servizi sociali nel periodo della democrazia.

Ecco perché attira l’attenzione quando questi politici si riempiono la bocca per criticare altri paesi in materia di democrazia e diritti umani.

Vale la pena chiedersi: devono i cubani applicare la formula spagnola di esercitare il potere popolare, con re, corona e una famiglia reale corrotta e parassitaria?

La risposta è ovvia.

Nel titolo di El País, che faceva riferimento alla mancanza di democrazia a Cuba, un cubano residente in Spagna commentava, cito: “Quelle elezioni sono una farsa perché riescono solo e a mantenere i Castro al potere” .. (….). “a Cuba l’opposizione non può andare alle elezioni”.

Non so a quale opposizione si riferisce perché se si riferisce a quella ‘alimentata’ dall’esterno, ed a cui il quotidiano spagnolo “El País” fa costantemente apologia, tale “opposizione” non ha nemmeno ottenuto che uno dei 182 candidati sostenuti da lei, e dal denaro che riceve dall’estero, fosse nominato dai vicini in assemblee aperte.

In Spagna, detto incidentalmente, questi 182 candidati starebbero in prigione per servire interessi stranieri. Un crimine che è punito penalmente in tutti i paesi membri dell’Unione Europea. Non parliamo degli USA.

Ma come sempre, secondo loro, la sicurezza dello Stato ed il Partito Comunista di Cuba hanno così tanto potere da essere in grado di controllare il pensiero dei 7 milioni 608 mila 404 persone che hanno esercitato il loro diritto al voto. Questa è la spiegazione che danno alla schiacciante sconfitta ricevuta.

Questo dato è molto importante soprattutto se teniamo conto che, secondo El País e altri detrattori della Rivoluzione cubana, a Cuba regna l’apatia politica, la frustrazione ed il malcontento nella popolazione.

A questo punto, sia El País che i cubani residenti in Spagna, come questo di cui ci occupiamo, dovrebbero sapere che, a Cuba, non si eleggono partiti politici e che non tutti i delegati nelle diverse Assemblee, sia municipali, come provinciali e nazionali, sono membri del Partito Comunista di Cuba perché ciò non è una condizione per essere nominato a candidato.

La società cubana non è perfetta ed è molto lontana dall’esserlo un giorno, ma ha molto da mostrare lì dove la si censura. Ecco perché credo che ogni cubano che vive all’estero dovrebbe avvertire i suoi parenti e amici a Cuba sulle virtù di quella “democrazia” che vogliono imporre al nostro popolo, perché è sempre bene ricordare che uno non sa quello che ha fino a quando  lo perde.

(1) https://cincodias.elpais.com/cincodias/2012/01/02/economia/1325643808_850215.html


Vamos a hablar de elecciones, democracia y de poderes populares en Cuba… pero también más allá

Por Justo Cruz

“Cuba celebra elecciones sin oposición para lanzar una transición continuista”, así titula el periódico español “El País” el proceso electoral en Cuba.

El 26 de noviembre del 2017 se realizaron en Cuba las elecciones municipales para elegir a los delegados a las Asambleas Municipales del Poder Popular, órgano de poder local que ejerce las funciones de gobierno en los diferentes territorios por un periodo legislativo de dos años y medio. Cada cubano sin distinción, credo y afiliación política tiene el derecho a postular, postularse y ser electo como delegado, lo que le permitiría incluso ser nominado para ocupar un escaño en la Asamblea Provincial o Nacional del Poder Popular, no obstante el periódico español El País y otros de la misma clase, no escatiman esfuerzos para demostrar lo contrario.

Si el escritor irlandés George Bernard Shaw viviera en nuestros días tendría que haber pensado en las democracias burguesas cuando dijo, cito: “La democracia sustituye el nombramiento hecho por una minoría corrompida, por la elección hecha merced a una mayoría incompetente”.

Cuba, quizás sea uno de los pocos países en el mundo donde en las elecciones no se eligen partidos políticos sino delegados que representarán a sus votantes en las diferentes asambleas, los mismos son electos a través del voto directo y secreto. Manifestación genuina de lo que es el verdadero poder popular o poder del pueblo.

No me explico cómo “El País” a estas alturas tiene la desfachatez de ignorar esta verdad. Habría que preguntarse entonces si el problema está en la política informativa de ese periódico, en el hecho de que sus “especialistas” en temas relacionados con Cuba radiquen en el Sur de la Florida o en alguna que otra esquina de La Habana cobrando por decir lo que “El País” quiere que digan.

¿Puede existir una expresión más justa para ejercer la voluntad popular que la forma que utilizan los cubanos para elegir a aquellos que los representarán en sus asambleas populares?

Echémosle una ojeada a la democracia española, esa que a El País le parece que Cuba debe imitar y saquemos nuestras propias conclusiones.

En pleno siglo XXI, los españoles a diferencia de los cubanos se pueden dar el lujo de tener un Rey con una corona y una familia real que cobra sin hacer nada. Empecemos por ahí, porque eso sí que es un lujo, como también es un lujo ir a África a matar elefantes con una escopeta de caza que puede llegar a costar hasta 100 mil Euros. Cazar elefantes era una de las costumbres favoritas de Juan Carlos I de España, padre del Rey Felipe VI, Jefe de Estado y Jefe Supremo de las Fuerzas Armadas de España.

Un zafari para cazar elefantes en África puede llegar a costar hasta 40 mil Euros un gasto que para la familia Real no sería un problema si tenemos en cuenta que le corresponden anualmente alrededor de 9 millones de Euros como parte de los Presupuestos Generales del Estado. A esto habría que sumarle desde luego los gastos por conceptos de viajes (Zafaris en África), salarios del personal de la Zarzuela, recepciones, mantenimiento de los palacios y jardines, etc. Una suma desconocida pero que según los entendidos en la materia sobrepasa con creces los 9 millones de Euros que reciben oficialmente.

Los políticos españoles por su parte están considerados entre los más corruptos de Europa y el Palacio de La Moncloa es visto como una especie de sírvase usted mismo, una especie de banquete medieval con políticos que hacen y deshacen impunemente como otrora condes y marqueses. Lo interesante del caso es que toda Europa lo sabe, incluso el propio Parlamento Europeo, pero nadie dice nada, esto tiene su lógica, España ni es Cuba, ni es Venezuela.

Cuando de saquear las arcas públicas se trata, los políticos españoles ignoran las barreras ideológicas que los separan. La corrupción en España es multipartidista. Muchas veces se da el caso que en un mismo proceso de corrupción están involucrados políticos de diferentes partidos, ya no es noticia que miles de ellos, fundamentalmente del Partido Popular, tienen causas judiciales pendientes.

España es un país corrupto y esa corrupción solo es posible gracias a su sistema “democrático”, razón por la cual el 95 por ciento de los españoles está convencido de que su estado, con sus leyes y decretos favorece la impunidad de la clase élite y de políticos que en su mayoría no son más que cabilderos al servicio de los intereses del mejor postor.

Si el gobierno español lograra reducir la tasa de fraude en solo diez puntos, el estado podría recaudar cada año 38.500 millones de Euros adicionales (1), pero envés de eliminar el fraude fiscal o aplicar impuesto a las grandes fortunas los políticos españoles optan por hacer recortes en los más necesitados. Esta es la realidad que se vive en la democracia española.

“Le voy a meter la tijera a todo, salvo a pensiones, sanidad y educación”, la promesa incumplida más conocida de Mariano Rajoy, hecha el 4 de noviembre del 2011, dos semanas antes de las elecciones. Una vez ganada las elecciones se dio a la tarea de incumplir lo que había prometido anteriormente aprobando un recorte de 3.000 millones y 7.000 millones de Euros en educación y sanidad respectivamente. Estos recortes pasaron a la historia como los mayores hechos a los servicios sociales en época de democracia.

Por eso llama la atención cuando estos políticos se llenan la boca para criticar a otros países en materia de democracia y derechos humanos.

Cabe preguntarse: ¿Deben los cubanos aplicar la formula española de ejercer el poder popular, con Reyes, Corona y una Familia Real parasitaria y corrupta?

La respuesta se cae de la mata.

En el titular de El País que hacía referencia a la falta de democracia en Cuba un cubano residente es España comentaba, cito: “Esas elecciones son una farsa porque solo consigue mantener a los Castros en el poder”..(….). “en Cuba la oposición no puede ir a elecciones”.

No sé a cuál oposición se refiere porque si se refieren a esa que es “alimentada” desde el exterior y a la que el periódico español “El País” hace apología constantemente, esa “oposición” no logró ni tan siquiera que uno de los 182 candidatos respaldados por ella y el dinero que recibe desde el exterior fuese nominado por los vecinos en asambleas abiertas.

En España, dicho sea de paso, esos 182 candidatos estarían presos por servir a intereses foráneos. Un delito que es penalizado en todos los países miembros de la Unión Europea. De Estados Unidos no vamos a hablar.

Pero como siempre, según ellos la Seguridad del Estado y el Partido Comunista de Cuba tienen tanto poder que son capaces de controlar el pensamiento de los 7 millones 608 mil 404 personas que ejercieron su derecho al voto. Esta es la explicación que le dan a la contundente derrota recibida.

Este dato es muy importante sobre todo si tenemos en cuenta que según El País y otros detractores de la Revolución cubana, en Cuba reina la apatía política, la frustración y el descontento en la población.

A estas alturas tanto El País como cubanos residentes en España como este que nos ocupa debieran saber que en Cuba no se eligen partidos políticos y que no todos los delegados en las diferentes Asambleas, tanto las municipales, como las provinciales y las nacionales, son miembros del Partido Comunista de Cuba porque esa no es condición para ser nominado candidato.

La sociedad cubana no es perfecta y está muy lejos de serlo algún día, pero tiene mucho que mostrar allí donde se le censura. Por eso creo que cada cubano que viva en el exterior debería alertar a sus familiares y amigos en Cuba sobre las virtudes de esa “democracia” que le quieren imponer a nuestro pueblo porque es siempre bueno recordar que uno no sabe lo que tiene hasta que no lo pierde.

(1) https://cincodias.elpais.com/cincodias/2012/01/02/economia/1325643808_850215.html

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