Tag Archives: El Salvador

Cubainformacion: Cuba e Salvador

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Cuba risponde al blocco con borse di studio per giovani degli USA

Cubainformación

Il blocco uccide, e loro lo sanno”: è questo il titolo di un interessante articolo di Guillermo Suárez Borges, che analizza il rapporto del Center for Economic and Policy Research (CEPR) di Washington D.C., intitolato “Effetti delle sanzioni internazionali sulla mortalità per gruppi di età: analisi di comparativa su un panel”, che presenta risultati devastanti basati su dati relativi a 170 paesi esaminati tra il 1965 e il 2019.

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Il rimpatrio dei 252: traguardo diplomatico in un contesto inedito

Tra negoziazioni asimmetriche e difficili

Misión Verdad

252 cittadini venezuelani che si trovavano sequestrati nel Centro di Confinamento del Terrorismo (CECOT), in El Salvador, sono rientrati in Venezuela grazie alle gestioni del governo nazionale.

Queste persone erano detenute dal mese di marzo, in un grave precedente per la regione in materia di tratta di persone, essendo state incarcerate in un paese terzo in base ad accordi tra il presidente USA, Donald Trump, e il suo omologo salvadoregno, Nayib Bukele.

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Continua la guerra di Trump 2.0 contro la migrazione venezuelana

Controllo, castigo e propaganda

Misión Verdad

In un nuovo episodio dell’offensiva sistematica condotta dagli USA contro i migranti venezuelani, oltre 50 cittadini di quel Paese sono stati arrestati e incarcerati in El Salvador, nonostante fossero entrati legalmente negli USA e senza aver infranto alcuna legge migratoria.

La notizia, pubblicata dal Cato Institute — un centro studi non certo ostile alla politica estera USA — mette in luce una manovra che va oltre la questione migratoria: rivela l’uso di Paesi terzi come estensioni carcerarie al servizio di Washington.

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La lunga storia d’illegalità della politica USA in America Latina

Greg Grandin

Sembra che tutta la disonorevole storia dell’illegalità USA in America Latina si concentri nella vicenda di Kilmar Ábrego García: l’uomo la cui deportazione illegale in El Salvador e incarcerazione nel Centro di Confinamento del Terrorismo (Cecot) ha suscitato indignazione negli USA tra i difensori dei diritti umani e gli oppositori dell’amministrazione Trump.

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In memoria del rivoluzionario Farabundo Martí

Giulio Chinappi

Il 5 maggio 1893 nasceva il rivoluzionario salvadoregno Agustín Farabundo Martí. Ne ripercorriamo rapidamente la breve ma intensa militanza politica.

Agustín Farabundo Martí Rodríguez, meglio noto come Farabundo Martí, nacque a Teotepeque, nel dipartimento salvadoregno de La Libertad, il 5 maggio 1893, figlio del sindaco della cittadina. Dopo la laurea in giurisprudenza, Martí cominciò ad interessarsi di politica in maniera più costante, prendendo parte ad alcune manifestazioni contro il governo di Jorge Meléndez, alla presidenza di El Salvador dal 1919 al 1923.

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Gli scheletri nell’armadio di Bukele

droga, alleanze criminali e il silenzio della comunità internazionale

L’Antidiplomatico

Il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, celebrato a livello internazionale per la sua “guerra totale” alle gang, è oggi al centro di accuse senza precedenti che mettono in discussione la narrativa ufficiale del suo governo. Fonti interne al crimine organizzato e dichiarazioni di figure politiche straniere di primo livello come il venezuelano Diosdado Cabello, suggeriscono che la sua ascesa al potere e la successiva campagna repressiva siano intrise di ambiguità, se non di collusioni dirette con le stesse organizzazioni che ora dichiara di voler annientare.

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Cinismo e propaganda nella proposta di Bukele al presidente Maduro

Insabbiamento delle conseguenze legali

Misión Verdad

Recentemente, il presidente salvadoregno Nayib Bukele ha proposto al presidente Nicolás Maduro una presunta, quanto delirante, proposta di “scambio umanitario”, che ha generato una notevole controversia.

In un chiaro atto di comunicazione politica e di battaglia per l’opinione pubblica, Bukele ha fatto riferimento ai più di 250 venezuelani che sono stati inviati illegalmente dagli USA nel Paese centroamericano, lo scorso marzo, e che si trovano ancora incarcerati nel Centro di Confinamento del Terrorismo (CECOT).

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Neofascismi nella regione latinoamericana

il territorio virtuale come ambito di costruzione del potere

Paula Giménez e Matías Caciabue*

Negli ultimi anni, siamo stati testimoni di una preoccupante alleanza tra progetti politici autoritari e ciò che possiamo definire una nuova aristocrazia finanziaria e tecnologica. Questa collaborazione si inquadra in una ridefinizione delle dinamiche del potere mondiale, che approfondisce una logica di violenza simbolica e cognitiva, minacciando persino la sovranità delle nostre democrazie.

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CIA: Il nostro uomo a Caracas

razonesdecuba.cu

La chiamata, eufemisticamente, opposizione in Venezuela, che in realtà è una controrivoluzione, secondo le parole di Karl Marx, inerente a ogni rivoluzione, è logorata dopo tanti anni di tentativi di ribaltare l’opera dei patrioti venezuelani; hanno provato quasi di tutto, compreso l’assassinio politico, e ora l’assassinio del Presidente acquista più forza, quando ancora una volta non sono riusciti a vincere alle urne e inventano ogni tipo di sotterfugio come appellarsi alla tanto decantato “frode elettorale”, tipico in tutte le elezioni svoltesi e da convocare.

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Un ex agente Cia come candidato

Nidia Díaz

Non si può dimenticare il ruolo nefasto svolto da Edmundo González Urrutia (attuale candidato alla presidenza del Venezuela per l’estrema destra) in El Salvador quando era il secondo in comando dell’ambasciata venezuelana, insieme all’ambasciatore Leopoldo Castillo, detto El Mata Curas.

Ciò avvenne tra il 1979 e il 1985, nell’ambito del Plan Condor in El Salvador del progetto di controinsurrezione promosso dal repubblicano Ronald Reagan contro il popolo salvadoregno per impedire alle forze rivoluzionarie di avanzare, poiché il fattore che prolungò la guerra civile fu l’intervento statunitense.

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L’ombra di Voluntad Popolar opaca la giornata elettorale in El Salvador

misionverdad.com

Nel bel mezzo di un processo elettorale pieno di polemiche, il presidente Nayib Bukele di El Salvador ha proclamato la sua vittoria appena due ore dopo la chiusura delle urne, il 4 febbraio. Secondo lui avrebbe ottenuto l’85% dei voti e il suo partito, Nuevas Ideas, avrebbe 58 dei 60 deputati disponibili.

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USA: agenda nel “Triangolo del Nord” del Centro America

N. Chaves García, Tamara Lajtman e A. García Fernández, PortalALBA

Le politiche di Biden nei confronti di Guatemala, Honduras ed El Salvador si concentrano su migrazione, lotta alla corruzione e assistenza allo sviluppo, con poche differenze sostanziali rispetto alla precedente amministrazione.

Coll’arrivo di Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti (USA), sono pochi i cambiamenti visti dalla politica di Trump nei confronti del cosiddetto “Triangolo del Nord” del Centro America (Guatemala, El Salvador e Honduras).

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Bukele e gli USA, amore tormentato

Giorgio Trucchi  www.altrenotizie.org

Il 1 maggio in El Salvador si è insediato il nuovo parlamento, controllato per oltre i due terzi dal partito di governo Nuove Idee e dai suoi alleati di destra Gana e Pcn. La prima mossa della nuova maggioranza è stata quella di destituire i magistrati della Sala costituzionale e il procuratore generale, rimpiazzandoli con persone di totale fiducia del presidente Nayib Bukele. L’immediata condanna USA e la crisi che ne è seguita non deve però ingannare, né farci pensare che USA e Bukele non siano due facce della stessa medaglia.

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Che l’ultimo spenga la luce

Sergio Rodríguez Gelfenstein, Mision Verdad

Il mio caro amico Luis Casado mi ha detto più volte che i titoli dei miei articoli non corrispondono al contenuto. La ragione non mancava, riconosco che è un’abilità che non ho. Al contrario, gli scritti di Luis dicono molto dal titolo. Uno dei suoi ultimi si chiamava “Salvare il business” e forse non c’è modo migliore di esprimere le vicissitudini che attraversa il sistema di democrazia rappresentativa neoliberale per sostenere il potere ad ogni costo, anche truccandosi in modo che “tutto cambi senza niente cambi” coll’obiettivo di mantenere i privilegi a costo di esclusione e repressione della maggioranza con una delle poche risorse rimaste: la forza.

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