Una volta chiamarono Nicolás Maduro “dittatore radicale” quando minacciò di interrompere i rapporti con WhatsApp, dopo che la piattaforma era stata utilizzata per promuovere atti di destabilizzazione interna in Venezuela. Poi criticarono l’Iran quando invitò a disinstallare l’applicazione (a causa della fuga di dati degli utenti, utilizzati in omicidi mirati), occasione in cui molti media colsero l’opportunità per rilanciare la risposta della società, che ribadiva la propria “sicurezza” contro tali accuse. Tuttavia, sorpresa! Secondo un rapporto dell’agenzia Axios — che somiglia più a un “mea culpa” pubblico — il direttore amministrativo della Camera dei Rappresentanti USA ha informato lunedì il personale del Congresso che l’app di messaggistica WhatsApp è vietata su tutti i dispositivi governativi, citando “preoccupazioni” relative alla sicurezza dei dati.
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