Sessant’anni fa, più di quarantamila marines statunitensi invasero la Repubblica Dominicana. Il pretesto, all’epoca, era quello di impedire che il Paese diventasse “una seconda Cuba”. Sei decenni dopo, il presidente Luis Abinader si schiera spudoratamente al fianco del Segretario alla Guerra della potenza invasore, non per esigere che si renda conto di quell’abominevole crimine che costò la vita a migliaia di suoi compatrioti, ma per facilitare l’uso del territorio nazionale come base per un’offensiva militare contro la nostra nazione sorella, il Venezuela, e contro il nostro popolo.
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