Per l’impero, Cuba non è solo una discrepanza ideologica. È un’insolenza storica. La prova persistente che un Paese piccolo, bloccato, assediato ed esausto può rifiutarsi di obbedire.
Ci sono frasi che, per la loro brutale sincerità, dovrebbero scandalizzare anche in un’epoca in cui il cinismo politico sembra essere diventato uno stile di governo. Ma no. Nell’ecosistema contemporaneo dello spettacolo imperiale, una minaccia di invasione può essere pronunciata quasi con la stessa leggerezza con cui si improvvisa una battuta o si sorride davanti alle telecamere. Così sono i tempi: la barbarie non ha più bisogno nemmeno della solennità di altri secoli; le basta una battuta e un microfono.















